Storia del gioco del Biliardo

Il biliardo, gioco ricco di fascino e sicuramente antico, ha origini incerte e gli storiografi che si sono cimentati nel rintracciarle non sono giunti a conclusioni univoche.

Nel 1990, Testa curò la traduzione de Le billard et l’histoire di George Troffaes, presidente negli anni Settanta dell’Unione mondiale biliardo (UMB): il libro, arricchito da foto dei biliardi d’epoca, è di fondamentale importanza perché apre di fatto la conoscenza del gioco in tutte le sue espressioni, attraverso un excursus storico che giunge fino alla situazione attuale.
Una prima ipotesi lega l’origine del biliardo ai cavalieri templari (1128-1308), che al ritorno dalle Crociate avrebbero proposto un gioco di palla e mazza, visto praticare in Arabia, dove sarebbe stato introdotto da viaggiatori provenienti dalla Cina. Altre congetture riportano ad altri antichi giochi come la gugola in Italia, la pallacorda in Inghilterra, la pallamaglio in Francia e il volano in Spagna. Si può verosimilmente supporre che il biliardo sia la trasformazione di un passatempo all’aperto (pallamaglio) praticato su un campo erboso. Alcuni ponticelli delimitavano il percorso che seguiva la bilia colpita con un bastone. Trasferito nel periodo invernale in luoghi chiusi, venne delimitato da assi in legno ricoperto dal panno verde, per richiamare l’idea dell’erba, e si perfezionò via via fino ad arrivare al supporto del tavolo e alla trasformazione del bastone, non più ricurvo ma diritto, per colpire le bilie con la punta.

Sul piano storico esistono documenti in Francia (Tomo 2° delle Ordinanze del Louvre) nei quali Carlo V detto il Saggio ordina ‒ in data 24 maggio 1369 ‒ di sostituire i giochi praticati in locali pubblici, tra cui il biliardo a terra e i dadi, con gare di tiro con l’arco o la balestra. Sembra infatti che i suoi sudditi fossero così fortemente distratti dal quel gioco da dimenticare spesso il dovere di essere prima di tutto uomini d’armi. Il monarca stesso, del resto, non era l’esempio migliore, visto che nell’area giostre del Palazzo di Saint-Pol aveva fatto installare un gioco di pallacorda e un biliardo a terra. Non deve quindi sorprendere se l’ordinanza fu ignorata a tutti i livelli. Il successore Carlo VI, nel corso della festa data in occasione del matrimonio di una dama della regina Isabella, il 28 gennaio 1393, sancì ufficialmente l’ingresso del biliardo a corte. Tra un’esibizione musicale e l’altra, venne presentata la ‘quadriglia dei giochi’ con danzatori che mimavano i gesti di ciascuna disciplina. Oltre che di scacchi, dadi e pallacorda, il giovane ballerino Abel Luis de Mareuil si presentò ornato di una stola in seta verde sulla spalla, ricamata con gli strumenti necessari (palle, archetti e mazze ricurve) e completata dalla scritta “Io sono il biliardo”. Da quel momento il biliardo si diffuse in tutta Europa, trovando spazio sia nei grandi saloni della nobiltà sia nelle locande e ovunque vi fosse l’opportunità di creare luoghi di ritrovo. Il gioco divenne così popolare da essere oggetto di sfide memorabili che coinvolgevano tutti, dagli imperatori ai malavitosi.

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Sempre in Francia, nel 1469 il re Luigi XI commissionò per il figlio un tavolo da biliardo da collocare nel salone dei divertimenti. A lavoro ultimato Henry de Vigne, falegname di corte, presentò il conto: 317 lire parigine, 7 soldi e 6 denari, cifra che fece indignare il sovrano, molto parco nelle spese voluttuarie. Lo stesso sovrano nel 1475 concesse ad alcune sale, dove si praticava la pallacorda, la licenza per gestire il gioco del biliardo. Il primo a beneficiarne, come riportano i documenti dell’epoca, fu Jacques Tournebride, originario della Normandia, che aveva tra i più assidui frequentatori studenti e chierici.

L’adozione del biliardo sul tavolo rialzato non fu immediata. La Francia iniziò nel 1492, l’Italia con Mantova, Firenze e Napoli lo conobbe nei primi anni del Cinquecento, come riporta Jacopo Gelli nel Manuale del biliardo (1906), mentre in Spagna giunse a distanza di un decennio. In Austria e nei Paesi Bassi era conosciuto fin dal 1470, nello stesso periodo in cui arrivò in Grecia, nell’Impero Ottomano e nel vasto territorio russo. Nel 17° secolo è attestato in Germania; in Inghilterra, dopo una fase iniziale abbastanza difficile, a partire dal Seicento ebbe una vera e propria esplosione, coinvolgendo tutto il territorio britannico. Solo nella seconda metà del Settecento si diffuse nei paesi del Nord Europa (Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia).

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Quanto fosse inserito il gioco nell’alta società lo documentano episodi storicamente provati che coinvolgono re e regine, dignitari di corte e addirittura pontefici. La dinastia dei Valois, che regnò in Francia nel Cinquecento, ebbe in Francesco I un appassionato del biliardo. Non meno abile giocatore si dimostrò il figlio Enrico che a 14 anni insegnava al poeta Clemente Marot i segreti di un gioco che sembrava ‘cucito addosso’ alla nobiltà europea. Secondo i cronisti fu appunto Marot, costretto all’esilio nel 1540, a far conoscere il biliardo nel Granducato di Ferrara. Egualmente appassionato del gioco si rivelò Carlo IX di Francia, che trascorse la notte di S. Bartolomeo, quella che precedette la strage degli Ugonotti avvenuta all’alba del 24 agosto 1572, giocando a biliardo con il duca d’Angiò e i conti di Birague, Tavennes e Retz. Ancora in Francia, Enrico IV, prima di concludere il regno sotto il pugnale di François Ravaillac, non ebbe mai dubbi sulla scelta di vita: belle dame e gioco, in particolare il biliardo e non solo a corte. Sovente lasciava i saloni del Louvre, in quell’epoca munitissima fortezza, per recarsi nel vetusto locale ‘La Sfera’, che aveva accolto in passato altri re e cortigiani, ed esibirsi davanti a un pubblico eterogeneo e curioso. La posta in palio era di 200 scudi, ricevuti con discrezione dal paggio del giocatore vincente. Celebre fu l’intermezzo che il re preparò agli ambasciatori spagnoli giunti a Parigi il 18 giugno 1598 per la firma della pace, dopo una guerra connessa alla sua successione vista con ostilità dalla lega cattolica. Dopo il ricevimento nel castello di Vervins della ‘bella e chiacchierata’ Gabriella d’Estrées, invece di concludere le pratiche ufficiali, Enrico IV invitò gli ospiti ad assistere a una sfida di biliardo tra il principe di Joinville e il maresciallo de Biron.

Agli inizi del Seicento nella capitale francese venne istituita l’Accademia del biliardo. Successivamente il cardinale de Richelieu, fondatore dell’Accademia reale, ai futuri moschettieri del re impose per l’ammissione anche la buona conoscenza del biliardo. Il 3 febbraio 1642 divenne operativa l’importante innovazione che permetteva la vendita di “lampade a forma di candela capaci di illuminare il biliardo”, alimentate a olio in modica quantità. I beneficiari risultarono Louis Cellier e Louis Deschamps che ottennero la licenza per fabbricare i nuovi prodotti e commercializzare l’idea.
Anche negli austeri e sontuosamente arredati palazzi del clero francese si parlava di biliardo, come riferiscono molti documenti. La Principessa Palatina trattò l’argomento con garbo e discrezione; Mathieu de Morgues, abate di San Germano, nel 1637 mandò in stampa un libro le cui palesi intenzioni erano quelle di difendere Luigi XIII e la Regina Madre in aperto conflitto con il cardinale de Richelieu, il quale, da grande signore dell’epoca, aveva il palazzo affollato, oltre che di un esercito di domestici, di visitatori di ogni sorta, in particolare medici e chirurghi, farmacisti e postulanti. A giudizio dell’abate scrittore, tutto questo passava in second’ordine alla vista di un biliardo, capace di trasformare il primo cardinale di Francia nel clone di un cavallo, con nitriti e salti attorno al tavolo da gioco; soltanto con l’intervento del medico di fiducia François Citoys l’attacco si esauriva.

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Citando altri episodi, in un contesto fuori della Francia, la sfortunata Maria Stuarda, che fu rivale al trono di Elisabetta I d’Inghilterra, ottenne di avere con sé il biliardo personale anche nei momenti più drammatici della contesa dinastica. Il biliardo fu l’ultimo compagno e l’ultimo letto della mancata sovrana. In attesa dell’esecuzione, avvenuta il 7 febbraio 1587 al castello di Fotheringay, giocò con le compagne di cella e, successivamente, il suo corpo venne adagiato sul tavolo da gioco prima della sepoltura. Neppure l’altera Elisabetta restò immune dal fascino di questo gioco, che le fu insegnato da uno dei suoi amanti, Robert Dudley conte di Leicester.

Nel 1538, i sudditi spagnoli Hernando de Soto e Ponce de Léon, partendo sulla rotta di Cristoforo Colombo per il Nuovo Mondo, ottennero di imbarcare sulle loro navi alcuni tavoli da biliardo, diventati assai di moda, per giocare durante il viaggio. Uno svago giustificato dalla lunghezza della traversata che toccò le coste della Florida, risalì il corso del fiume Alabama e quello allora meno conosciuto del Mississippi. Fu l’ultimo viaggio per de Soto, che morì in quella spedizione. Qualche mese dopo anche Ponce de Léon sparì nella foresta peruviana, cercando nuove terre da esplorare e razziare. I due navigatori ispani furono i primi a portare in America il biliardo che ebbe una fortissima espansione a partire dal 1623 con la grande emigrazione dai Paesi Bassi dei valloni, in quella città che allora si chiamava Nuovo Belgio, quindi Nuova Amsterdam e poi Nuova Olanda, ovvero l’attuale New York. Il biliardo entrò sia nell’alta società sia nei locali di intrattenimento, tanto da inquadrarsi tra i giochi ufficiali, obbligando gli esercenti a pagare una forte quota per ottenere la licenza. A loro volta inglesi, spagnoli e francesi, tra una guerra e l’altra d’occupazione, contribuirono allo sviluppo e alla diffusione del gioco.
In Asia questo esercizio ludico era approdato fin dal 1498 con Vasco de Gama che, doppiato il Capo di Buona Speranza, raggiunse le Indie, si impadronì di Malacca e arrivò in Giappone, dove venne accolto con amicizia. Altrettanto favorevole risultò da parte dei locali la conoscenza del biliardo, subito praticato. Successivamente un altro portoghese, Fernão Mendes Pinto, si avventurò fino in Cina, dove pur tra mille difficoltà riuscì a far incuriosire al gioco gli alti dignitari della corte, a quel tempo dominata dalla dinastia dei Ming. Più avanti, nella prima metà del Seicento, gli olandesi installarono numerosi biliardi nelle isole di Giava e Sumatra, dove ancora oggi si possono trovare antichi tavoli europei.
Attraverso queste varie vicende il biliardo divenne conosciuto in tutto il mondo, seppure distinto in specialità con caratteristiche tecniche e di gioco assai diverse.

Fonti: Enciclopedia Treccani

http://www.treccani.it/enciclopedia/biliardo_(Enciclopedia-dello-Sport)/